Bagno

di Manuel Mandelli (Scavo 2017)
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Particolare del libro “Gli altri” (Topipittori, 2014).

La sala era affollata, la gente raccolta in piccoli gruppi. Lei stava abbracciata a lui, accanto alla grande vetrata. I nostri sguardi si incrociarono, quindi la vidi liberarsi dall’abbraccio e venire verso di me. Quando mi fu di fronte, si piegò verso il mio orecchio e sussurrò Tra un po’, nel bagno. Poi, così come si era avvicinata, si allontanò.
Io rimasi lì, immobile. Chiunque mi avesse guardato in quel momento avrebbe visto un bambino che tentava di nascondere la marmellata dietro la schiena, sicuro di essere stato visto.
Tutti sapevano che quei due erano inseparabili. Eppure, lei aveva scorto qualcosa in me, qualcosa che l’aveva attratta. Altrimenti non si sarebbe avvicinata a me, in maniera così sfacciata, davanti a tutti. Tra un po’, nel bagno. Quanto tempo era, un po’? E quanto ne era passato da quando mi aveva sussurrato all’orecchio quelle parole? E comunque era una fesseria. Peggio, una tragedia. Sarei finito in guai seri. In mezzo a tutta quella gente, qualcuno ci avrebbe notato di sicuro. E poi? Avremmo avuto ancora il coraggio di guardare negli occhi quelle stesse persone, il giorno dopo, e il giorno dopo ancora?
Stavo per lasciare la sala quando la vidi farsi largo tra la folla e avviarsi verso il bagno. Aspettai quella che mi parve essere un’ora, poi iniziai a muovermi, un piede alla volta, un passo dopo l’altro, in modo goffo, scoordinato. Le gambe rigide come quelle dei robot che guardavo alla televisione. In apnea, arrivai al bagno. La porta cigolò sui cardini, entrai. Silenzio, mattonelle azzurre. Sulla destra, un muretto con cinque lavabi separava l’ingresso dai bagni veri e propri, le porte azzurre come le piastrelle. Avanzai lentamente, sfiorando le ceramiche con le dita, infine girai l’angolo.
Lei era lì, in piedi. I lunghi capelli raccolti in una coda che lasciava scoperto il collo. Mi fece cenno di avvicinarmi, poi mi strinse le mani e disse Giù! Seduti sui nostri talloni. Tenendoci sempre per mano, ci fissammo per un istante, quel che bastò per fugare ogni dubbio. Lei chiuse gli occhi e spinse le labbra in avanti. Io mi lasciai cadere verso di lei. Solo quando schiacciai le mie labbra contro le sue realizzammo ciò che stavamo facendo. Aprimmo gli occhi nello stesso istante e ci raddrizzammo sui talloni.
E voi che ci fate qui?, chiese la maestra che non avevamo sentito arrivare. Forza, che ora si va tutti fuori a giocare.
Poi ci prese per mano e ci guidò nel giardino dell’asilo, senza mai lasciare la presa. Io da una parte, lei dall’altra. Fuori c’era il sole.

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Un commento su “Bagno”

  1. Il racconto è proprio bello. L’ho detto (a lui) all’ascolto dei suoi primi lavori, che scrive bene. Mi ha risposto: io vorrei scrivere come te. Non se ne esce. Manuel rimani pure ingegnere, ma scrivi.

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