Imbarazzo

di Antonella Bergamasco (Scavo 2017)
Ore sei. Franca si alzò di scatto dal letto. Come tutte le mattine, prima di andare al lavoro, diede da mangiare alla gatta, ritirò il bucato steso, si lavò, si vestì e si truccò. Scese in strada in ritardo, zaino in spalla e mani piene di sacchetti dell’immondizia. Aveva perso il bus.
Alle sette, riuscì a raggiungere il terminal dei battelli di Lido Centro dopo un viaggio stipata in pullman. Si diresse a comprare il Gazzettino. Tra una spinta e l’altra riuscì  a salire in battello. Aveva appena iniziato a leggere i primi titoli quando di fronte a lei si sedette Mara, la direttrice della Nuova Biblioteca.

«Ciao cara, come stai?» iniziò quella. Elegante nel suo cappottino azzurro, indossava un paio di stivali chic in tinta con la borsa in pelle nera. Avvolta in una nuvola di Chanel numero cinque, Mara era la quintessenza dell’eleganza. Cominciò ad  esibire i successi scolastici del proprio figlio. Franca ascoltava con pazienza finchè, poco prima di arrivare al capolinea di Piazzale Roma, squillò un cellulare. 

Mara estrasse  dalla borsa il suo Samsung Galaxy S8. Rispose concitata. Salutò Franca con un cenno della mano e corse via, rapita da quella che sembrava un’emergenza. Fu  subito dopo che Franca se ne accorse: sul sedile vuoto era rimasto il Samsung Galaxy. Lo afferrò  e facendosi largo tra i passeggeri scese e corse lungo fondamenta S.Chiara verso dove si era diretta Mara. Ma la donna pareva dileguata.

Dietro di sé, un forte brusio e le urla di un giovane elegante che gesticolava come un ossesso:
 «Il mio telefonino, mi hanno rubato lo smartphone!».
Franca si sentì gelare il sangue.

«Signore, è questo il suo cellulare?» disse la donna mostrando il Samsung Galaxy.
«Si, è il mio! Ma dove lo ha trovato? Stavo andando dai Carabinieri».
«Era sul sedile in battello dove era seduta la mia amica. Pensavo fosse scivolato a lei!»
«Lo avevo appoggiato solo un attimo per soffiarmi il naso, mi sono girato e non l’ho più trovato» disse lui tra il sospettoso e l’irato.

Franca si sentì avvampare.
Balbettò delle scuse, consegnò lo smartphone nelle mani del suo padrone e ritornò verso il bus zoppicando perché una scarpa aveva perso il tacco.

Incrociò Mara che quasi la travolse, distratta com’era, non la vide nemmeno.
«Giangy, ti cerco da un quarto d’ora: perché non rispondi al telefono? Non dirmi che te lo sei perso un’altra volta!»  Urlò la bibliotecaria rivolta al giovane elegante.
E se ne sparirono dietro la calle a braccetto, parlando dell’ultimo viaggio alle Maldive.


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Un commento su “Imbarazzo”

  1. Fila via liscio come l’olio…Una scrittura senza stonature, degna di buona osservazione e di una nota del presente che avvolge…

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