La voce dell’io censore

Se qualche volta, in mezzo alla gente, senti una voce dentro di te che ti intima di tacere, insinuando che quello che stai per dire o fare è una ridicolaggine, cerca di non farci caso. 

La voce c’è in ognuno di noi. In qualcuno è tonante, in altri più debole, ma non manca mai. È quella del tuo “io censore”, un tarlo che altri ti hanno inoculato mentre pensavano di renderti il migliore del mondo, qualcuno di cui andare fieri. 

Pensala come un errore di programmazione o qualcosa che ti riguarda fino a lì, perché creatura di chi ha gusti, desideri, paure differenti dalle tue. Quando si renderà conto del tuo crescente distacco, prenderà ad avvilirsi, a perdere forza, a pigolare sempre più piano. E tu sarai più forte.
La scrittura in questo caso, può essere un aiuto e un’opportunità. A volte scriviamo solo di alcuni argomenti e non osiamo affrontarne di “scabrosi”, “sconvenienti”, “cattivi”. Dovremmo invece lasciare andare la penna lungo i territori torbidi e sconosciuti della nostra mente (ognuno di noi ne ha) perché anche quelli partecipano della nostra natura più vera. Forse nemmeno tu hai mai avuto il coraggio di addentrarti in quei vicoli. Be’, questa è una buona occasione per farlo. Non temere che qualcuno ti giudichi. Il giudizio è un modo per esercitare il potere sugli altri.

È importante che soprattutto nella prima fase della stesura dei tuoi ricordi tu “perda il controllo” e non pensi a come e soprattutto a cosa dovresti scrivere per essere “giusto” perché in questo modo stai ancora alimentando il tuo censore. Ora pensa a te. Non farti schiacciare da valigie di ricordi pesanti e indigesti (per gli altri). Lascia stare remore e sensi di colpa. Carta, penna e pensieri sono solo tuoi, non ci sono chiese o parenti che tengano.

Il lavoro autobiografico ti aiuterà proprio a ridimensionare il censore a vantaggio del tuo “io” più autentico e capace di intrecciare la trama sincera della tua vita. 

Rousseau, con le Confessioni, ha inaugurato un nuovo modo di fare autobiografia. Il filosofo-scrittore si impegna a svelare tutto di sé, a costo di raccontare fatti sgradevoli e poco “dignitosi”. Sostiene che la nostra storia è importante non tanto per l’eccezionalità dei fatti vissuti quanto perché è irripetibile e soprattutto unica. 

(da Autobiografario® di Bruna Graziani)

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